lunedì 8 febbraio 2010

Avatar VS Un amore all'improvviso

Per inaugurare la rubrica Cinema vi propongo il mio parere su due film accomunati solo dal sapore fantascientifico della loro storia. Il primo è Avatar di James Cameron, super blockbuster da competizione, il secondo è Un amore all’improvviso del registra Robert Schwentke. Se amate le storie appassionanti e originali di sicuro fa per voi Un amore all’improvviso. Se siete in vena di rassicurazioni consiglio Avatar, la storia futuribile e a lieto fine di John Smith e Pocahontas.
La somiglianza di Avatar con la storia celeberrima di Pocahontas è imbarazzante: lei è la figlia del capo tribù fidanzata con il guerriero più forte, lui un forestiero imbranato venuto da un mondo lontanissimo. La bella indigena riceve il compito di accogliere e istruiore il conquistatore, ma ben presto dovrà fare i conti con la cupidigia che contraddistingue il popolo di lui.
D’accordo che non si va a vedere un film in 3D per essere catturati dalla sceneggiatura però, sinceramente, considerando gli investimenti (e i precedenti di Cameron, regista di Titanic), pensavo ci fosse un po’ di spazio anche per la storia… Devo ammetere che è affascinate l’idea di esplorare in prima persona un nuovo mondo, ma dopo un paio d’ore anche lo stupore iniziale va scemando. La filosofia della connessione-comunione globale degli esseri viventi è carina, ma nulla più.
Invece ho trovato emozionante, anzi entusiasmante, Un amore all’improvviso con Eric Bana e Rachel McAdams, strabilianti nei ruoli di Clare e Hanry i due protagonisti. Hanry è affetto da una strana anomalia genetica che gli permette di viaggiare nel tempo. Improvvisamente, inaspettatamente viene proiettato nel suo passato o nel futuro, a vivere un avvenimento che è stato e sarà fondamentale per la sua esistenza. Il suo dono, non privo di una serie effetti collaterali (quali l’apparire nudo e disorientato sempre in luoghi diversi e sconosciuti), lo porta a conoscere Calre, la persona che amerà tutta la vita, quando lei ha solo sei anni. Dal momento del loro primo incontro il legame fra Clare e Hanry è così forte che entrambi non riescono più a fare a meno l'una dell'altro. L’unico ostacolo al coronamento del loro grande amore? Il tempo.





P.S. Un amore all'improvviso è tratto dal romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger. Attenzione: Un amore all’improvviso lo trovate a noleggio, non al cinema!

Il suono del ghiaccio ULTIMO CAPITOLO

VI. L’equilibrio dei sensi
Il giorno dell'esibizione Lisa scende in pista con un costume azzurro sfavillante di strass, ha i capelli raccolti e un sorriso sicuro stampato in viso. Per tre minuti al mondo non ci sarà altro che il ghiaccio sotto le sue lame e tutto intorno a lei la musica che Maxim ha composto.
Si sente sicura, non ha la percezione della gente sugli spalti, ha ricevuto gli incoraggiamenti dell’allenatrice e del ragazzo, non le importa nient’altro. Ed è così che il pattinaggio diventa veramente un’arte, quando la mente, lo spirito e il corpo sono ugualmente leggiadri sopra quella superficie così fredda e dura che è il ghiaccio, ma che in momenti come questo diventa l’elemento naturale dell’atleta. Lisa salta, piroetta, esegue figure complicate ma sembra stia semplicemente respirando, non c’è niente di più semplice al mondo in questo momento per lei. I suoi movimenti sottolineano i passaggi della musica, trasmettono gratitudine infinita per l’incontro con Maxim. Quando è il momento del Lutz ad agitarsi nello stomaco è una sensazione strana che questa volta non le evoca la caduta, ma il sorriso di Maxim che la incoraggia, il pensiero di ripetere l’esercizio solo per lui affinché possa ascoltare meglio la musica delle sue lame.
Quando Lisa finisce il pubblico, composto per la maggior parte dai genitori degli atleti, la applaude vigorosamente. Le amiche dagli spalti gridano commosse, ora è chiaro anche a loro quale infinita bellezza la tenesse lontana dalle frivolezze del centro commerciale. Amanda non può fare a meno di farsi sfuggire una lacrima mentre getta sul ghiaccio un pupazzo che ha portato in omaggio a Lisa.
Lisa si inchina, saluta tutti e si avvicina alla balaustra.
-Sei stata grandiosa mi pare!
Le dice Maxim accennando all’ovazione del pubblico.
-Perché non mi hai sentita?
Lisa scherza, è euforica. Lo abbraccia con trasporto.
-Ti sento sempre.
Dagli spalti Amanda, Anna e Cristina si scambiano gomitate complici.


FINE.

domenica 7 febbraio 2010

Il suono del ghiaccio (parte VI)

V. Allenarsi a sentire
-Lisa! Ehi, Lisa!
Lisa si volta verso le compagne di scuola che all’uscita dall’istituto si sbracciano per catturare la sua attenzione. Ha fretta, non vorrebbe fermarsi ma sa di averle trascurate anche troppo negli ultimi mesi.
-Cosa c’è ragazze?
Le amiche le si avvicinano correndo e spingendosi allegre, vogliono la sua attenzione ma Lisa si guarda intorno ansiosa, sembra stia cercando qualcuno.
-Oggi devi venire con noi, Anna, Cristina ed io andiamo al nuovo centro commerciale. C’è l’inaugurazione! Non puoi mancare!
Amanda la sua migliore amica la guarda alzando un sopracciglio.
-Quella è la faccia da “non posso, ho l’allenamento”, vero?
Lisa è sinceramente dispiaciuta.
-Esatto, mi dispiace.
-Ma non è che l’allenatore è un uomo? Perché sei parecchio presa da questi “allenamenti”!
Le altre ridono e sfogliano un volantino del nuovo centro commerciale emettendo gridolini ogni volta che un capo di abbigliamento cattura la loro attenzione.
-Beh, non sai cosa ti perdi.
Amanda le bacia una guancia e la lascia andare, la testa di Lisa è altrove, ma non può fare a meno di ricordare a quanti pomeriggi come quello ha dovuto dire di no in vita sua. Decine, centinaia. E poi alle cene, ai compleanni che non ha potuto festeggiare e un po’ si sente in balia di uno sport tiranno che le nega quei semplici piaceri.
Quando arriva alla macchina mette lo zaino con i libri nel baule e appoggia sul sedile accanto a sé la borsa con i pattini. Mentre guida verso il pala-ghiaccio vorrebbe solo che quei sacrifici fossero ricompensati. Vorrebbe non avere paura di una semplice esibizione, ma il cuore le martella veloce nel petto.
Ad aspettarla davanti alla porta del pala-ghiaccio c’è Maxim con un sorriso fiducioso, accanto a lui Katia. Da questo momento inizia una sessione di allenamento speciale tutta per lei. Un po’ all’inizio è imbarazzata perché Katia la guarda e non le sfugge mai niente, ma Maxim la ascolta e sembra capire ancora di più. Percepisce le esitazioni, ha una sua teoria su tutto.

-Quindi tu la ascolti la musica!
Maxim ha un lettore mp3 in mano e Lisa scherza avvicinandosi. Lui per il momento le sta facendo provare l’intero programma senza musica, le dice di sentirla dentro l’armonia.
-Questa è per te.
Le porge l’auricolare imbarazzato e subito si affretta a specificare che quanto sentirà è solo una prova, che se non le piace cambieranno il pezzo insieme, ma quando Lisa preme play capisce subito che quella è la sua musica.
Maxim era partito dalla melodia di The mission per comporre un tema che fosse tutto suo e trasmettesse le emozioni del pezzo originale. Lisa rimase senza parole durante tutto l’ascolto.
-Non ci posso credere! E’ perfetta! Dove l’hai trovata?
La ragazza emozionata apre il varco nella balaustra e stampa un bacio sulla guancia di Maxim.
-Beh, non è che l’ho proprio trovata io… Il tema di base è quello di una colonna sonora di Ennio Morricone, poi…
-Troppo modesto, come al solito. Sono settimane che ci lavora.
Katia si intromette soddisfatta del lavoro del fratello.
-Tu suoni il piano?
Gli occhi di Lisa brillano.
-Divinamente…
La sorella passa un braccio intorno alle spalle di Maxim e quasi si deve appendere tanto è più alto di lei.
Continua...
Appuntamento a domani per l'ultima parte!

venerdì 5 febbraio 2010

Il sangue di Bella

Isabella Swan è la diciassettenne che siamo state quasi tutte, studiosa, ben educata, un po’ goffa, assolutamente disarmante. Lei è la ragazza della porta accanto, la sorella, l’amica, la compagna di scuola, quella che uno come Edward nella realtà non guarderebbe nemmeno se fosse l’unica femmina del liceo. Ma… C’è un particolare che attrae il vampiro in modo incontrollabile. Il sangue di Bella, il suo profumo, l’aroma che è sinonimo di morte e nello stesso tempo di vita eterna.
Bella è Giulietta e il Santo Graal insieme, l’oggetto amato e la possibilità di purificazione. Con lei Edward si deve trattenere dal bere, non solo perché sarebbe eticamente sbagliato, ma soprattutto perché non può immaginare un mondo in cui lei non esista. In effetti, Bella gli dà la possibilità che conferisce all’uomo, più che al vampiro, la vera immortalità: una figlia, la piccola Reneesme.
Così il vampiro innamorato vuole semplicemente un figlio, una vita famigliare, una casetta nel bosco. Niente di più scontato e di più accattivante, prevedibile e al tempo stesso ancorato agli istinti più profondi di ognuno di noi. Per questo Bella mi piace, perchè è semplice e vera. Insomma al suo posto avrei fatto le stesse scelte, sono come lei, una ragazza d'altri tempi che, trova un amore e non lo scarta dopo un mese o un anno perchè è difficile stare insieme.
Credo sia convincente anche Bella del film, Kristen Stewart, soprattutto quando l’ho vista più umana e disperata in New Moon. I libri sono praticamente sceneggiature già pronte e i film sono fedeli nei caratteri essenziali, con un po’ di dinamismo in più che non guasta quanto si va al cinema. Unico neo, ho fatto fatica ad abituarmi alle “cofanate” dei Cullen, insomma a nessuno di voi è saltata in mente la domanda: ma da che parrucchiere vanno questi?
Superato l’imbarazzo iniziale devo dire che mi sono divertit! Uscirò mai dalla fase teen? Forse no, forse è proprio vedere l’amore con gli occhi di un adolescente che mi rende romantika! ;)
Possibility scene :

La scena di New Moon che mi è piaciuta di più è quella che racconta le pagine bianche del libro. Straordinaria.
Continua?

giovedì 4 febbraio 2010

L’anima del Vampiro

Se il succhia sangue per eccellenza, Dracula, non ha ripensamenti sulla sua dieta, al contrario è “moderno” affezionarsi a vampiri con crisi di coscienza. Edward Cullen, protagonista della celeberrima saga di Twiligh, insieme alla sua famiglia di vampiri rientra fra coloro che possiamo definire i vegetariani. I Cullen sono i vampiri della nuova generazione. Consapevoli di aver perduto l’anima nella trasformazione, non vogliono in alcun modo infliggere la loro sorte agli esseri umani, quindi si cibano solo del sangue degli animali.
Per la nuova generazione di Vampiri non è sufficiente l’immortalità, la forza smisurata, la possibilità di vincere la gravità e di non sottostare a nessuna delle leggi fisiche. Per essere davvero cool bisogna andare contro, e allora perché non cercare uno scopo nella propria non vita?
Così Edward ama sconsideratamente Bella e non gli importa che questo sia un paradosso, lei è la sua ragione di vita, la sua seconda possibilità per avere un’anima. E questo, oltre al bel faccino di Robert Pattison, ci ha incantate tutte, ma c’erano i segnali della sua scelta già da tanto tempo!
L’idea dell’anima del vampiro, tema caldo di Twilight di Stephenie Meyer, era già nell’aria almeno dal 1992. Anno in cui uscì Bram Stoker’s Dracula il film del regista Francis Ford Coppola. Il film è molto bello, tuttavia rispetto al romanzo si prende delle licenze poetiche e colma le aspettative del pubblico contemporaneo sulle motivazioni profonde del Non morto. La pellicola ci presenta, per la prima volta un Dracula innamorato che ha perduto la propria anima, e stretto un patto col diavolo, a causa della morte della propria amata, Elisabeta. Qui entra in ballo l’anima e a oggi la sua scelta crea più fans del terrore naturale che dovrebbe suscitare una creatura che si ciba di sangue umano.
Qui nasce il bel Edward, il suo fascino che è un tutt’uno col suo tormento.

Continua…

Il suono del ghiaccio (V parte)

IV. Per mano
-Se vai avanti così ti iscrivo alle prossime Olimpiadi!
Scherza Lisa accostandogli alla mano una bottiglietta di acqua con sali minerali.
-Oh no, l’atleta sei tu Lisa, io mi limito a seguire le tue gesta.
-Ti ho visto sai, durante gli allenamenti. Tu ci sei sempre, e ho notato che te ne vai presto, prima che entrino in pista gli altri.
Il viso di Lisa si è fatto serio, è da un po’ che vuole chiedere la ragione di un comportamento tanto strano.
-Vengo per ascoltare te. Adesso non ti montare la testa ma credo tu sia la migliore.
Le sussurra il ragazzo all’orecchio.
-So che la mia opinione vale quello che vale perché ovviamente non ti ho mai vista, ma ti ho sentita. Ho ascoltato il suono che fai quando balli sul ghiaccio e nessuno mi emoziona quanto te.
Lisa è senza parole, lo guarda e si maledice per non avere capacità di reazione. In quel momento la porta dello spogliatoio si apre di colpo e si riversa all’interno tutto il rumoroso seguito degli allievi di Katia.

-Come è andata?
Katia si avvicina al fratello posandogli una mano sulla spalla. Lui è seduto al pianoforte e da ore ripete un passaggio dell’arrangiamento che sta componendo. I tasti si abbassano fluidi sotto la pressione delle sue dita lunghe e pallide. Le note gocciolano come l’acqua e rimbalzano come palline di gomma.
-Grandioso! Non ho mai avuto un male alle gambe lontanamente paragonabile a questo.
Alza di pochi centimetri una gamba e una smorfia di dolore compare sul suo viso. La sorella sorride.
-E’ normale, pattinando hai usato muscoli che in genere non usi. Però non è a questo che mi riferisco.
-Lisa è fantastica.
Trilla una melodia usando solo le note alte del piano, gli fanno pensare al brio della ragazza.
-Ci vediamo anche oggi.
-Dovresti farle sentire la musica che stai componendo per lei.
-Per quella è ancora presto.
Katia ammira la sicurezza ostentata dal fratello, vorrebbe averne lei la metà. Era la determinazione dettata da anni di speranze inutili, dalle operazioni che aveva subito senza successo, dalla consapevolezza che vedere non è cosa che dipenda dalle sue forze, ma tutto il resto sì.

Continua...

martedì 2 febbraio 2010

Di vampiri e di altri mostri cool

In un periodo in cui non c’è niente di più cool del Vampiro Vegetariano, meglio se innamorato, propongo una serie di recensioni sul tema. Sì perché cosa c’è di più romantiko di questo cacciatore di anime? E allora come si fa a non farsi sedurre dal primo, il più affascinante?
Dracula, di Bram Stoker, è il romanzo capostipite di questo genere, il padre e l’ispiratore di tutta la letteratura basata sulla, ormai mitica, figura del vampiro. Pubblicato nel 1897, sembrerebbe avere accumulato un bel po’ di polvere in tutti questi anni, in realtà, come capita solo ai capolavori, non si tratta di una lettura impegnativa. Al contrario è avvincente, appassionante, a tratti terrificante ancora oggi nel 2010.
Il racconto del vampiro immortale e bevitore di sangue umano è così ben sostenuto dalla ricerca storica, archivistica, letteraria e mitologica di Stoker, davvero un uomo sui generis per i suoi tempi, che Dracula si presta alla perfezione per diventare portavoce della letteratura vampiresca.
Un romanzo di oltre 300 pagine in cui non c’è un narratore unico; tutto ciò che succede lo apprendiamo direttamente dai diari dei protagonisti, da articoli e da resoconti allucinanti da terre lontane.
Il diario di Jonathan Harker, l’impiegato che per primo si trova a contatto con il non morto è, a mio avviso, il più interessante. Il giovane Jonathan è un promettente avvocato londinese che si reca in Transilvania per conto di un’agenzia immobiliare. Infatti è intenzione del Conte acquistare delle proprietà immobiliari a Londra, potete scommettere che mai un proposito tanto innocuo all’apparenza si è dimostrato aberrante quanto nelle pagine di questo romanzo.
Vi invito a leggerlo! E magari a scambiarci qualche opinione…

Se non siete convinti che un classico possa ancora spaventare leggete qua:

“La finestra alla quale ero affacciato era alta e profonda, con gli stipiti di pietra, ancora integra, pur se consunta dalle intemperie; ma ormai da lungo tempo mancava il vetro. Mi sono ritirato, nascondendomi dietro lo stipite, e ho guardato fuori, con attenzione.
Ho visto allora la testa del Conte sporgere dalla finestra. Non vedevo il viso, ma sapevo che era lui dal collo e dal movimento del dorso e delle braccia. Ad ogni modo, non potevo certo sbagliarmi: erano proprio le sue mani, avevo avuto modo di studiarle a lungo. Dapprima ero incuriosito, quasi divertito; è strano come un fatto anche minimo possa incuriosire un uomo, quando è prigioniero. Ma i miei sentimenti si sono mutati in repulsione e terrore quando ho visto tutto il corpo emergere lentamente dalla finestra e cominciare a strisciare lungo il muro del castello, sospeso su quell’orrido, a faccia in giù, col mantello che si apriva tutto intorno a lui a formare grandi ali.
Dapprima non credevo ai miei occhi. Ho pensato che fosse uno strano effetto della luce lunare, o dell'ombra. Ma ho continuato a guardare, e non poteva essere un'illusione. Ho visto le dita delle mani e dei piedi avvinghiasi agli angoli delle pietre, denudati della malta dal logorio degli anni, e sfruttando ogni sporgenza e sconnessura muoversi verso il basso a notevole velocità, proprio come una lucertola su un muro. ”

B. STOKER, Dracula, p. 29.

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lunedì 1 febbraio 2010

Il suono del ghiaccio (IV parte)

III. Pattinare con i suoi occhi

Il giorno dopo, Lisa arriva allo stadio del ghiaccio e nota subito l’assenza dell’auto di Katia, vede che mancano anche le auto delle altre atlete. Lì per lì pensa di aver sbagliato orario e sta per tornarsene a casa, magari a studiare per gli esami di maturità, visto che ultimamente quel traguardo della sua vita è passato in secondo piano. Poi alza le spalle con gesto liberatorio e decide di seguire il richiamo del ghiaccio. Con lo stadio così deserto può concentrarsi solo su se stessa e lasciarsi andare come non fa più da tempo.
Con un sorriso radioso sulle labbra va ad allacciarsi i pattini e dopo poco sale in pista euforica scivolando più veloce del solito, più leggera. Dalla bocca escono nuvolette di vapore che si condensano subito nel freddo umido dello stadio. Non avrebbe fatto caso a Maxim se non avesse notato quel ragazzo con gli occhiali da sole più di una volta nelle ultime settimane. Quel pomeriggio nel deserto del palazzetto lo vede imbarazzato torcersi nervosamente le mani seduto sulla panchina a bordo pista.
-Ciao, cerchi qualcuno?
Lisa gli si avvicina frenandogli improvvisamente davanti. Maxim sobbalza.
-Mia sorella, Katia, mi aveva detto di venire all’allenamento oggi pomeriggio. Non sapevo fosse stato rimandato.
Maxim fa un gesto circolare come ad indicare la mancanza di musica e di anima viva tutto intorno a loro.
-Non è stato rimandato…
Lisa assorta ed in preda allo stupore rimane a bocca aperta intuendo la trappola.
-Aspetta un attimo… Se Katia è tua sorella tu devi essere Maxim. Oddio non pensavo… Non immaginavo che fossi così…
-Cieco?
-No! Cioè, anche… Non che sia un problema… Stavo per dire che sei un po’ grosso per me.
Maxim si tocca le braccia sorridendo divertito, Lisa avvampa per l’imbarazzo.
-Volevo dire che Katia mi aveva gentilmente comunicato che oggi avrei avuto suo fratello Maxim come allievo durante l’allenamento. Noi lo facciamo a volte, teniamo per le mani i bambini ai primi passi sul ghiaccio durante gli allenamenti per lasciarla libera di seguire gli agonisti.
-Quindi il problema è che non sono un bambino?
Lisa lo guarda divertita, a pensarci bene tanto meglio così.
-No, no! Oddio come sono sgarbata, mi chiamo Lisa tanto piacere di conoscerti fratellino di Katia.
Scoppiano a ridere entrambi e Katia che sta entrando in quel momento con gli allievi decide di portarle in palestra quel pomeriggio, l’allenamento a secco non è mai troppo!

L’equilibrio sulle lame non è un problema per Maxim, una persona che non vede è abituata a fare affidamento sugli altri sensi. Il suo equilibrio è innato e Lisa lo guarda ammirata mentre avanza i primi passi sul ghiaccio a pochi centimetri dalla balaustra. Lui segue con prudenza il perimetro della pista sfiorando la balaustra con una mano. Si gusta l’aria pungente sulle guance.
-Non te la cavi per niente male! Non posso credere che questa sia la tua prima volta sul ghiaccio!
Lisa non lo abbandona un secondo per paura che le scivoli davanti e la trovi impreparata.
-Dici?
-Se ripenso ai miei primi passi sul ghiaccio…
Lui accenna ad un movimento brusco e la mano di Lisa immediatamente lo sorregge.
-Tranquilla, anche se cado non mi rompo.
Per tutta risposta lei lo prende per mano e lo allontana dalla balaustra, pattina all’indietro per controllare meglio i movimenti dell’allievo. Dopo avergli impartito le nozioni fondamentali riguardo alla pattinata e alla tecnica di frenata si sposta sul fianco e tenendolo per una sola mano gli insegna a fare i limoni sul ghiaccio.
Maxim impara presto, ha senso del ritmo e i suoi movimenti non sono mai impacciati. Lisa inizia a lasciarlo andare ed inevitabilmente arrivano le cadute, ma non sono un problema, Maxim si rialza da solo e riprende con una tenacia che la colpisce profondamente.

Continua...

venerdì 29 gennaio 2010

Il suono del ghiaccio (III parte)

II. La differenza si sente

-Ti ho visto Maxim, c’eri anche oggi a bordo pista.
Maxim sta ascoltando un cd con le colonne sonore di Ennio Morricone, è assorto, sua sorella si aspetta che lui le sappia indicare un pezzo adatto a Lisa.
-Cosa succede? Panico da esibizione?
-Temo di sì, l’hai già percepito, sei un fenomeno… A volte penso che tu ci veda benissimo e che ti prenda gioco di tutti noi.
Katia scompiglia i capelli neri e folti del fratello, lui le risponde con una smorfia. Katia è l’allenatrice del gruppo degli agonisti da dieci anni e sa bene che le caratteristiche psicologiche dell’atleta sono importanti quanto quelle fisiche, ma il caso di Lisa proprio non le va giù. In quella ragazza c’è veramente tutto. Scuote la testa mentre prepara la cena per sé e per il fratello.
-Questa!
Esclama Maxim dal salotto. Il volume è al massimo mentre il ragazzo lascia libere le note sempre più incalzanti di The mission. Il ritmo è un crescendo morbido e viscerale, lo si sente nello stomaco.
-Questa per la pattinata di Lisa è perfetta!
-Domani la porto in pista e vediamo cosa dice. Sai a cosa stavo pensando? Oltre al fatto che non capisco come si possa sprecare un talento come quello della nostra giovane amica; penso che dovresti venire anche tu domani. La dovresti conoscere questa Lisa per cui scegli le musiche. Vieni ad aiutarmi, magari in due riusciamo a recuperarla, potrebbe addirittura tornare alle gare se riuscisse a trovare la motivazione.
-Sì, e quale sarebbe lo stimolo irrefrenabile che dovrei trasmetterle?
Maxim si seduto al piano e iniziava a ripetere le note di The mission in una versione che sente più sua.
-Chi può saperlo… Alle 14.30 ti aspetto in pista e mi raccomando mettiti qualcosa di comodo e caldo. Fammi un favore ricordati di avere ventiquattro anni, non quarantadue!
Katia lo vede sempre eccessivamente serio, sorride mentre si allontana lasciandolo solo con il suo arrangiamento. Se seguire Lisa può farlo uscire un po’ più di casa ben venga quell’entusiasmo.
Continua...

giovedì 28 gennaio 2010

Il suono del ghiaccio (II parte)

I. Il panico dagli occhi

Lisa scende sempre in pista per prima perché nonostante siano dieci anni che pattina praticamente tutti i pomeriggi non vede l’ora di sentire il ghiaccio sotto alle lame. L’entusiasmo e la voglia di esserci non riescono a smorzarsi, nonostante gli orari a cui è costretta fra scuola e allenamenti, nonostante non abbia ambizioni particolari. Il rapporto col ghiaccio è solo suo.
Quel giorno vorrebbe rimanere sola, pensare unicamente a mantenere le posizioni e a correre nel gioco dei fili delle sue lame.
Aprire le braccia, volteggiare, tirare le punte, snodare le articolazioni. Non può, ha il pensiero dello spettacolo di fine anno che le martella il cervello.
Ricorda il saggio dell’anno prima con un senso di nausea e il sudore le appiccica i capelli mossi alla fronte.

Le luci del palazzetto erano tutte accese, la pista luccicava sotto i riflettori, il brusio della gente proveniva dagli spalti gremiti. Il suo programma era sulla musica The piano di Michael Nyman colonna sonora del film Lezioni di piano, perfetta per la sua pattinata leggera e per i suoi movimenti di braccia eleganti. Lei era sicura di quel programma, ma c’era qualcosa nell’aria oppure era in lei? Si sentiva le gambe anestetizzate, l’aveva anche detto all’allenatrice.
-E’ normale, quando sei sul ghiaccio passa tutto.
Così le aveva detto Katia, ma non era esattamente quello che era successo. Lisa ricorda poco chiaramente; il doppio Axel le era riuscito, le spirali perfette, bene la trottola bassa con cambio piede, poi il Lutz, doppio. Si ricorda con chiarezza quel momento, doveva aver chiuso gli occhi sentendosi sicura, ma l’equilibrio l’aveva tradita all’atterraggio. Il contatto del suo corpo sudato col ghiaccio era stato improvviso e violento, ma era stato il boato del pubblico che l’aveva fatta tremare. Traballante aveva cercato di rialzarsi ma un dolore lancinante al ginocchio destro l’aveva fatta ricadere. L’ultima cosa che le riappare lucidamente al ricordo è l’applauso del pubblico mentre la bloccavano dolorante sulla barella.

Katia l’allenatrice le si avvicina strofinandole le braccia con le mani guantate.
-Forza Lisa, facci vedere un po’ di carattere, su con lo spirito!
-Mmm
-Non troppa convinzione, mi raccomando! Vedrai, quest’anno andrà a meraviglia, abbiamo avuto tutto il tempo necessario per gli allenamenti. Il tuo programma è perfetto e penso riusciresti ad eseguirlo divinamente anche ad occhi chiusi!
-Fosse vero…
Continua...

mercoledì 27 gennaio 2010

Francesca Cani presenta...


Cosa significa @mare? Esistono tanti modi d’amare quante sono le forme che assume l’amore. E se ai sentimenti non c’è limite, allora, ciò di cui abbiamo tutti bisogno, è trovare il nostro personale, unico, irripetibile modo d’@mare.

Toscana 1943. Sofia Gorelli è una ragazza di diciassette anni che conduce un’esistenza tutto sommato ovattata e lontana dai pericoli della guerra. Per lei e per la sua famiglia tutto cambia in quattro giorni, Sofia incontra Francesco un giovane partigiano che ha perso tutti coloro che amava e che troverà in lei un motivo per continuare a lottare. L’incontro con i partigiani decreterà la fine dell’isolamento della famiglia Gorelli e la nascita di un amore che nemmeno guerra, fame, separazione e l’onda lunga e spietata della Storia potranno cancellare.

Ai nostri giorni è possibile un amore come il loro? Lisa pensa di no, teme di aver perduto la capacità di @mare, ma non è così.

Gaza 2002. Lisa Longhi è una giornalista di trent’anni, nella vita non le manca il successo, la possibilità di viaggiare ed il senso dell’avventura. Lisa ha ereditato dalla nonna Sofia, gli occhi azzurri, i capelli neri, la determinazione ed il carattere forte. A separarla dalla felicità è la difficoltà di credere nell’amore, anche quando ha il volto solare e rassicurante di Adam un fotografo irlandese che porta con sé il fascino di un paese fiabesco.

Questa storia racconta del tempo necessario per far crescere un sentimento inossidabile; a volte sono sufficienti quattro giorni, altre volte è necessario un atto di fede. Del tempo che scorre inesorabile evocato da un racconto che ha il potere di restituire le origini e di far rivivere l’epopea della famiglia Gorelli, fra atti eroici e lo scivolare tranquillo dei giorni nell’ottocentesca villa di famiglia. Possono le simmetrie del destino restituire il sorriso a Lisa? La chiave per la sua felicità sta nel racconto della nonna, lei ancora non lo sa, ma l’amore può essere eterno.
Basta crederci.
@mare
Un romanzo di Francesca Cani
ISBN: 9788896375006 Edizioni Tipografia Moderna Asiago
pagine: 231
Informazioni: http://www.francescacani.it/

Il suono del ghiaccio (racconto)

C’è un momento in pista che sembra perfetto. Si tratta di pochi minuti prima di un allenamento quando gli altri sono ancora negli spogliatoi persi in qualche chiacchiera o intenti a massaggiarsi un muscolo irrigidito dopo il riscaldamento. La macchina per lisciare il ghiaccio è appena passata e la superficie è così levigata che chi è più veloce ad allacciarsi i pattini e a scendere in pista traccia i primi segni quasi con rammarico tanto è forte la sensazione. In quei momenti non c’è ancora la musica, l’allenatrice col cd deve ancora arrivare, il silenzio sembra assoluto a chi non ascolta come Maxim.
Ed ecco la prima atleta ad entrare in pista, Maxim non l’ha mai vista, ma sa che tutti i giorni è sempre lei a far scattare il chiavistello del varco nella balaustra. Lei appoggia un piede e scivola, prende dimestichezza col ghiaccio, sfreccia a pochi metri da Maxim che sorride compiaciuto, il cuore gli batte forte nelle orecchie.
L’umidità che proviene dalla pista gli appanna gli occhiali scuri; sente il profumo inconfondibile del ghiaccio, è un ottimo odore, pensa, sa di pulito di neve e ammoniaca.
Maxim finalmente può ascoltare la sua musica preferita, quella delle lame sul ghiaccio. Suoni secchi e armonici, curve la cui profondità sui fili è sottolineata da fruscii diversi. Cambi di direzione che alzano una sottile polvere di ghiaccio e assomigliano al suono che fa la carta quando la si sfoglia freneticamente per trovare qualcosa in un libro.
Puntate come di picconi nella neve, tre e controre, trottole simili al bisbiglio di una girandola che vortica trascinata dal vento.
Metallo e stoffa leggera di lycra che si agita trascinata nella danza e gli ricorda le bandierine triangolari della festa del patrono quando frusciano sopra le strade nelle sere estive prima di un temporale. Pensa che ci sia solo un suono che lo coinvolge di più ed è quello dei salti, secco al momento dello stacco, turbinoso, trascinante in aria; asciutto scivolato all’atterraggio. Maxim ogni volta trattiene il fiato mentre la pattinatrice compie le rotazioni in aria.
Poi le voci, le risate, l’allenatrice che urla:
- Lisa! Fermati due secondi, stavamo discutendo di una cosa importante per lo spettacolo. Vieni, ci serve il tuo parere.
Poi attacca la musica e la perfezione di prima viene coperta.
Maxim esce dal palazzetto del ghiaccio e mormora fra sé.
- Grazie Lisa.

Continua...